Testamento spirituale di Girolamo Armando Giardina

Amo la vita nella sua pienezza, amo i miei simili, partecipo ai loro problemi, ai loro drammi, alle loro gioie. Amo interagire con essi e identificarmi con quella collettività che è la comunità umana.

Oggi questa comunità vive un periodo storico drammatico nel quale si nega ogni diritto alla libertà, si attenta alla biosfera, si mette in forse la sopravvivenza dello stesso genere umano. Si sta tentando di strappare il pensiero dalla mente di miliardi di uomini per farne docili oggetti da dominare.

Io vivo queste cose e partecipo di questa situazione, anche perché la sperimento su me stesso e la vedo calarsi a sconvolgere la vita di quei miei simili con cui sono direttamente in rapporto.

Sono ottimista e ritengo che l’uomo alla fine potrà prevalere sulle forze della distruzione.

Per questo ho scelto tra le tante cose che hanno arricchito la mia vita anche l’impegno politico. Per questo ho deciso di militare in una organizzazione politica quale il CIP “A. Gramsci” di Catania. Il CIP è solo una piccola componente di quella “carovana” (come qualcuno l’ha chiamata) che si è resa consapevole che occorre rimontare la china. Io al pari di tanti altri sono convinto che il tentativo può avere successo solo attraverso l’unificazione dei singoli in un insieme collettivo. Il singolo non è nulla, ma l’insieme esprime una forza spaventosa. Lo scopo è quello di avere un mondo per l’uomo, un mondo in cui sia esclusivo l’amore tra gli uomini e dal quale sia bandito l’odio, un mondo in cui ciascuno sia libero, e in cui la libertà del singolo sia la garanzia della libertà di tutti.

Io spero di continuare a percorrere insieme a voi quella parte della vita che la natura mi riserva. Spero che l’idea della possibilità che il bene cacci via il male conquisti sempre più persone e che quindi insieme. noi e tutti gli altri, possiamo fare qualcosa per la realizzazione di questo fine. Spero che il mio percorso di vita non vada presto a terminare.

Su queste cose non c’è alcuna certezza però. L’ammonio nel mio sangue è sempre in agguato. Vero è che ci sono degli accorgimenti per limitarne la quantità. Ma la quantità di ammonio nel sangue può avere oscillazioni estremamente rapide e imprevedibili. L’ammonio in appena 12 ore può salire da livelli normali a livelli stratosferici.

Potrei subire imprevedibilmente un secondo coma epatico. Non sono se quella combinazione di congiunture favorevoli e fortunose che accompagnarono il primo coma potrebbero accompagnare anche l’eventuale secondo. Probabilmente no, e allora sarei arrivato sicuramente al termine della mia vita.

Non ho paura di morire, ma di dispiace di lasciare il campo delle battaglie per un mondo in cui l’uomo sia finalmente libero.

Amo anche conoscere la natura. Nella pratica naturalistica sono stato circuito e sedotto dal metodo scientifico d’indagine. Sono un botanico non strutturato in nessuna istituzione (quindi non retribuito) che si occupa di tassonomia e sistematica. Ho ripreso a lavorare in questo campo subito dopo le dimissioni dall’ospedale, pressato anche da scadenze di pubblicazioni. Mi dispiace che dopo un eventuale secondo coma decisivo debba lasciare questi miei studi. Ovviamente mi dispiace lasciare gli affetti a me prossimi di familiari, amici, conoscenti colleghi.

Cari compagni,

Cari amici,

mi dispiace infine se con le mie parole vi ho causato della tristezza. Ma purtroppo dovevo darvi una spiegazione del lungo silenzio del CIP “A. Gramsci”.

 

Un caro saluto

Girolamo




Dal quotidiano "La Sicilia"