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Argomenti nella pagina
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Bio
Carburanti I biocarburanti sono prodotti derivati dalla
biomassa che, oltre a prestarsi per produrre calore e/o energia elettrica,
possono essere usati per autotrazione, sia miscelati con i carburanti da
combustibili fossili e sia, in alcuni casi, utilizzati puri.
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Bio
Etanolo
La
fermentazione alcoolica è un processo di tipo micro-aerofilo che opera la
trasformazione dei glucidi contenuti nelle produzioni vegetali in bioetanolo
(alcool etilico) . Risulta un prodotto utilizzabile anche nei motori a
combustione interna normalmente di tipo “dual fuel”, come riconosciuto fin
dall’inizio della storia automobilistica. Se, però, l’iniziale ampia
disponibilità ed il basso costo degli idrocarburi avevano impedito di affermare
in modo molto rapido l’uso di essi come combustibili, dopo lo shock petrolifero
del 1973 sono stati studiati numerosi altri prodotti per sostituire il
carburante delle automobili (benzina e gasolio); oggi, tra questi prodotti
alternativi, quello che mostra il miglior compromesso tra prezzo, disponibilità
e prestazioni è proprio il bioetanolo, in alcuni paesi del
sudamerica viene utilizzato puro in normali motori a combustione interna
opportunamente tarati. Nell' immediato potrebbe essere utilizzato additivato
alla benzina fino al completo sfruttamento delle risorse agricole disponibili
senza dover lasciare improduttive le vaste aree per le quale oggi si incentiva il non sfruttamento in base alle vigenti norme sulle eccedenze agroalimentari. I residui di lavorazione e produzione sono sostanze azotate e
minerali quindi fertilizzanti che riimmessi nei terreni di coltura completano e
chiudono il ciclo energetico, in pratica si sfrutta il potere dei vegetali di
produrre energia per azione della fotosintesi clorofilliana.
Le materie prime per la
produzione di etanolo possono essere racchiuse nelle seguenti classi:
Residui di coltivazioni
agricole;
Residui di coltivazioni
forestali;
Eccedenze agricole temporanee ed
occasionali;
Residui di lavorazione delle
industrie agrarie e agro - alimentari;
Coltivazioni ad hoc;
Rifiuti urbani.
Per quanto riguarda le
coltivazioni ad hoc, quelle più sperimentate e diffuse sono la canna da
zucchero (si veda l'esperienza Brasiliana), il grano, il mais. Ci sono poi altre
colture, quali la bietola, il sorgo zuccherino, il topinambur ed altre, che
rimangono ancora in fase sperimentale. Secondo la loro natura, le materie prime
possono essere classificate in tre tipologie distinte:
Materiali zuccherini: sostanze
ricche di saccarosio come la canna da zucchero, la bietola, il sorgo zuccherino,
taluni frutti, ecc.
Materiali amidacei: sostanze
ricche di amido come il grano, il mais, l'orzo, il sorgo da granella, la patata,
Materiali lignocellulosici:
sostanze ricche di cellulosa come la paglia, lo stocco del mais, gli scarti
legnosi, ecc.
Un progetto innovativo ad opera
di una società canadese è stato applicato ad un impianto in fase di
costruzione in Nuova Scozia, questo impianto viene definito "bioraffineria"
ed è basato su una tecnologia avanzata del frazionamento a vapore (steam
fractionation), frazionamento sequenziale della biomassa con autoidrolisi, la
produzione del bioetanolo si ottiene da materiale lignocellulosico quindi meno
pregiato di quello che attualmente viene utilizzato per ottenere bioetanolo,
questo comporta un minor costo del prodotto finito potendo utilizzare sia
colture ad hoc ma a basso costo e sia biomassa derivante dagli scarti
agro-industriali, forestali, ecc. Secondo i responsabili del progetto è
necessario un minor apporto di energia per la produzione, gli attuali processi
di distillazione richiedono, secondo i più recenti studi, 66 unità di energia
per ottenerne 100 con un incremento di energia ottenuta del 34%. I sottoprodotti
di produzione sono fertilizzanti, materiali polimerici biodegradabili e altri
prodotti utili nell'industria chimica. Particolare attenzione progettuale
è stata posta per evitare l'emissione di inquinanti alla fine del ciclo
produttivo, i responsabili dichiarano che l'acqua di scarico è potabile.
Una società di Palermo sta ingegnerizzando un sistema simile
che dovrebbe portare alla realizzazione di un impianto pilota in Malaysia
sfruttando i rifiuti dell’olio di palma prodotto in quella regione, il costo
dell'impianto è di 35 milioni di dollari e produrrà 80.000 m3 di etanolo
all'anno, il ritorno dell’ investim
ento è previsto in
circa 2 anni.
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Impianto per la produzione di bioetanolo e zucchero.
In questo stabilimento francese si producono 150 tonnellate
di zucchero e 200 ettolitri di bioetanolo all'anno, oltre alla polpa di
barbabietola disidratata e pressata per l'industria dei fertilizzanti
Esempi
della quantità di etanolo ottenibile con le tecnologie standard per ettaro di
coltura
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Canna da zucchero |
7 tonnellate |
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Mais |
3 tonnellate
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Barbabietola da zucchero |
4 tonnellate |
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Patate |
3 tonnellate
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:In USA si possono acquistare vetture alimentate a bioetanolo,
anche se, per le cilindrate proposte, non possono essere considerate ecologiche
Chrysler Sebring
Dodge Stratus
Mercedes C320 Sedans
Ford Taurus Wagon
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Negli USA sono stati
effettuati alcuni interessanti studi sulle potenzialità del bioetanolo tra le quali:
 | Minor costo della benzina se
additivata con bioetanolo, tenendo presente che in quel paese la benzina ha un
costo nettamente inferiore al nostro.
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 | Maggior profitto per i
coltivatori delle colture adatte ad ottenere bioetanolo, riduzione del deficit
commerciale, 13.000 nuovi posti di lavoro
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L'ultimo studio sul bilancio
energetico nella produzione del bioetanolo segnala un attivo del 34%, tenendo
presente che si basa sull'odierna tecnologia e non prende in considerazione le
innovazioni che sicuramente ci saranno nei prossimi anni.
Un rapporto governativo
indica che le sovvenzioni date all'industria petrolifera sono maggiori di quelle
concesse all'industria del bioetanolo, altri rapporti indicano molte sovvenzioni
nascoste concesse all'industria petrolifera.
Vari studi sul minor
inquinamento dell'aria quando i carburanti fossero additivati con bioetanolo e
la non contaminazione dei terreni e delle falde freatiche nel caso di
sversamento incidentale del bioetanolo nell'ambiente.
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Bio
Metanolo |
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Chimica
del metanolo (acool metilico)
L'alcool
metilico o spirito di legno o carbinolo o metanolo, di formula CH3OH,
venne scoperto nel 1661 da Boyle nei prodotti di distillazione del legno. Nel
1812 Taylor notò che le proprietà chimiche dell'alcool metilico e quelle
dell'alcool etilico erano molto simili. Da qui la frode alimentare che portò
all'uso del metanolo nella vinificazione, con esiti spesso mortali. Nel 1835
Dumas e Péligot ne determinarono la costituzione. In natura si trova sotto
forma di estere: salicilato nell'essenza di fiori di arancio; oppure come etere
con numerosi fenoli (eugenolo, vanillina, ecc.). L'alcool metilico era ottenuto
industrialmente per distillazione secca del legno. Il distillato, detto acido
pirolegnoso, contiene il 3-5% di alcool metilico la cui separazione è molto
laboriosa. Attualmente tutto l'alcool metilico si ottiene per idrogenazione
dell'ossido di carbonio secondo la reazione CO+2H2DCH3OH. Bisogna
operare a 350-400 °C e a circa 200 atm. in presenza di ossido di cromo e ossido
di zinco. Il prodotto così ottenuto è puro e le rese sono pressoché
quantitative. Il metanolo è un liquido mobile che bolle a 67 °C, miscibile in
acqua e in numerosi solventi. Industrialmente viene impiegato come solvente per
la produzione di eteri metilici degli acidi organici e inorganici. Per
ossidazione con aria in presenza di rame o argento dà la formaldeide.
L’utilizzazione del gas di
gasogeno quale vettore energetico pone alcune limitazioni legate essenzialmente
ai problemi connessi con il suo immagazzinamento e trasporto, causa il basso
contenuto energetico per unità di volume. Ciò fa sì che risulti
eccessivamente costoso il trasporto su lunghe distanze.
Tali inconvenienti possono
essere superati trasformando il gas in alcool metilico che può essere
agevolmente utilizzato per l’azionamento di motori.
Il metanolo, può essere
successivamente raffinato per ottenere benzina sintetica che può essere
paragonata alle benzine tradizionali, oppure impiegato nella produzione
del biodiesel
Dopo
la crisi energetica, la necessità di sostituire il petrolio con combustibili
alternativi ha risvegliato notevoli interessi verso l'uso energetico dell'alcool
metilico o metanolo, specie nel settore dei trasporti dove può essere usato
puro o mescolato alla benzina, senza porre eccessivi problemi di riprogettazione
dei motori, oppure nelle centrali termiche o con tecnologie avanzate (ad esempio
nelle pile a combustibile, in sostituzione dell'idrogeno). Fino agli anni
Settanta tutto Il metanolo commercializzato nel mondo è stato ricavato da
sintesi (CO+H2) o da gas naturale.
Dopo la crisi energetica, vi è stata una notevole ripresa d'interesse per la
produzione di metanolo a partire dalla biomassa. Il processo per la produzione
di metanolo rappresenta una fase successiva, per esempio, al trattamento delle
sostanze di rifiuto per via biologica. In un altro tipo di trattamento, per
esempio del gas d'acqua, miscela di CO, CO2
e H2 a partire da carbone e acqua, il
gas è raffreddato, depurato dagli inerti e dai componenti dello zolfo e
introdotto in un reattore intermedio per aumentare il rapporto fra idrogeno e
ossido di carbonio, mediante la reazione H2O+CO
-> H2+CO2. Il prodotto
risultante è infine immesso in un convertitore dove, in presenza di
catalizzatori, avviene la reazione esotermica principale CO + 2H2
-> CH2 OH. In questo passaggio circa l'80% del valore energetico del
gas iniziale viene trasferito al metanolo. Il rendimento del processo di
liquefazione per gli impianti attualmente commercializzati, con gassificatori ad
aria e del tipo a letto fisso, è del 35÷38%. Tuttavia la notevole attività di
ricerca e sviluppo sul processo di gassificazione con ossigeno a letto fluido
condotto sia in Germania sia negli USA ha messo a punto processi con rendimenti
superiori al 50%. Un impianto americano, che utilizza tali processi, produce 428
t/giorno di metanolo partendo da 910 t/giorno di materiale lignocellulosico.
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Una
ditta tedesca sta per mettere in commercio un "generatore" da 1 kW con
relative "cartucce" di metanolo da 250ml, omologate per essere trasportate anche
in aereo, il costo sembra poter essere competitivo, l'autonomia è fino a 5 volte
maggiore delle più moderne batterie ad accumulo (per ogni ricarica)

L'ultima
proposta della stessa ditta , in compartecipazione, vuole commercializzare un
sistema integrato per alimentare i portatili con una autonomia che dipende dalle
ricariche di scorta: una cartuccia da 125ml (un bicchiere) ha una autonomia per
7 ore di lavoro continuo
La Daimler Chrysler ha
sviluppato una tecnologia che usa il metanolo per risolvere il problema
dell'accumulo di idrogeno in modo da renderlo disponibile "al
distributore" senza dover creare una apposita rete di distribuzione.
Il metanolo viene
"volatilizzato" insieme ad acqua ed inserito nel "reformer".
Qui, la miscela viene in contatto con un catalizzatore (della Basf ) a base di
ossido di rame ed altri ossidi di metallo . Ad una temperatura di funzionamento
che varia da 200°C a 350°C, il metanolo e l'acqua sono convertiti in idrogeno
ed in anidride carbonica.Questa miscela di gas "attiva" una fuel cell
per ottenere l'energia elettrica.Questo processo genera meno anidride
carbonica dei motori a combustione interna.
Il prototipo è dotato del reattore ATR (Reformer AutoTermico). In questo
"dispositivo d'avviamento" il metanolo, insieme ad acqua e ad aria, è
riformato parzialmente in idrogeno e parzialmente "combusto". Ciò
porta rapidamente il sistema d' avviamento alla giusta temperatura di
funzionamento, come con i veicoli diesel nel passato.
E' chiamata "Necar5",
ha una autonomia di 500 Km e una velocità superiore ai 150Km/h
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La coltivazione di
colture adeguate, con alto valore lignocellulosico, permetterebbe di supplire
all'attuale domanda di petrolio e gas utilizzando meno del 10% del terreno
disponibile per tali colture, alcune specie vegetali non abbisognano di terreni
particolarmente fertili, non richiedono diserbanti e hanno bisogno di modeste
quantità d'acqua, praticamente solo quella delle precipitazioni atmosferiche.
In Sudafrica degli
scienziati ritengono che si possa ottenere metanolo in abbondanza e a costi
contenuti con una tecnologia biochimica che utilizza specifici batteri
anaerobici.
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Bio
Diesel |
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Il Biodiesel è un prodotto naturale utilizzabile come carburante in autotrazione
e come combustibile nel riscaldamento, con le caratteristiche indicate
rispettivamente nelle norme UNI 10946 ed UNI 10947.
• è rinnovabile, in quanto ottenuto dalla coltivazione di piante oleaginose di
ampia diffusione;
• è biodegradabile, cioè se disperso si dissolve nell’arco di pochi giorni,
mentre gli scarti dei consueti carburanti permangono molto a lungo;
• garantisce un rendimento energetico pari a quello dei carburanti e dei
combustibili minerali ed un’ottima affidabilità nelle prestazioni dei veicoli e
degli impianti di riscaldamento.
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Si ottiene dalla spremitura di semi
oleoginosi di colza, soia, girasole ecc.. e da una reazione detta di transesterificazione , che determina la sostituzione dei componenti alcolici
d’origine ( glicerolo ) con alcool metilico ( metanolo ).
La transesterificazione
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Le materie prime
necessarie sono olii vegetali, anche usati, aspetto questo che rende molto
interessante l' utilizzo del biodiesel.
•
Il Biodiesel è una fonte energetica rinnovabile e come tale comporta anche un
ciclo produttivo che interessa altri settori come l’agricoltura.
• Parte dell’olio da trasformare può essere fornito da paesi del Centro-
est Europa (futuri paesi UE) che dispongono di immense superfici scarsamente
utilizzate. Se destinate a queste produzioni non genererebbero ulteriori
eccedenze in ambito
Comunitario.
• le zone povere del nostro territorio, (terreni marginali) in passato adibite
a coltivazione ed attualmente abbandonate, potrebbero fin da subito
specializzarsi nella produzione di semi di colza, soia e girasole, dando così
nuove opportunità al mercato del lavoro locale.
Può essere anche ottenuto da olii vegetali usati, il cui recupero è stato
disciplinato dal DLgs 5 febbraio 1997, n° 22.
Questo consente di sottrarre definitivamente gli olii vegetali usati dal
circuito
dell’alimentazione zootecnica o da utilizzi ancora più pericolosi per la
salute umana.
La sua produzione è del tutto ecologica, poiché non
presuppone la generazione di residui, o scarti di lavorazione.
La reazione di transesterificazione prevede
la generazione di glicerina quale “sottoprodotto” nobile dall’elevato
valore aggiunto, della quale sono noti oltre 800 diversi utilizzi.
L'utilizzo può essere diretto poiché non richiede
alcun tipo d’intervento sulla produzione dei sistemi che lo utilizzano (motori
e bruciatori).
• Nell’autotrazione (motori diesel) sia puro che miscelato con il normale
gasolio.
• Nel riscaldamento.
Il
Biodiesel nel riscaldamento può essere utilizzato direttamente sugli impianti
esistenti, sia puro (al 100%) che in miscela con gasolio in qualsiasi
proporzione.

Il biodiesel in autotrazione
Il
funzionamento, l'usura dei motori e le prestazioni sono del tutto assimilabili a
quelle ottenute con gasolio tradizionale in termini di resa ed affidabilità.
•
puro al 100 % od in miscela con gasolio in qualunque proporzione, in tutti i
mezzi di trasporto dotati di motore diesel di recente concezione, i quali
possono usufruirne senza accorgimenti tecnici;
• puro al 100 % in tutti i mezzi di trasporto dotati di motore diesel di
produzione antecedente, con lievi modifiche da eseguire in officina
(sostituzione di guarnizioni e condotti il gomma, eventuali semplici modifiche
al circuito di iniezione);
• in miscela con gasolio fino al 30- 40% su tutti i mezzi di trasporto dotati
di motore diesel, di qualunque età, senza la necessità di accorgimenti
tecnici.
Aspetti Ambientali
In
confronto con il gasolio, il Biodiesel determina numerosi effetti positivi per
l’ambiente:
•
non contribuisce all’« effetto serra» poiché restituisce all’aria solo la
quantità di anidride carbonica utilizzata da colza, soia e girasole durante la
loro crescita;
• riduce le emissioni di monossido di carbonio (- 35%) e di idrocarburi
incombusti (- 20%) emessi nell’atmosfera;
• non contenendo zolfo, il Biodiesel non produce una sostanza altamente
inquinante come il biossido di zolfo e consente maggiore efficienza alle
marmitte catalitiche;
• diminuisce, rispetto al gasolio, la fumosità dei gas di scarico emessi dai
motori diesel e dagli impianti di riscaldamento (-70%)
• non contiene sostanze pericolosissime per la salute quali gli
idrocarburi
aromatici (benzene, toluene ed omologhi) o policiclici aromatici;
• giova al motore grazie ad un superiore potere detergente che previene le
incrostazioni;
• non presenta pericoli, come l’autocombustione, durante la fase di di
trasporto e di stoccaggio;
• la sua diffusione determina l’attivazione di un circuito virtuoso che
promuove lo sviluppo di produzioni agricole non destinate alla alimentazione
(non food), quindi non generatrici di eccedenze.
Le Emissioni del Ciclo di Vita
Confronto
dei centri di costo in termini energetici per la produzione di biodiesel e
diesel
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| Biodiesel |
Diesel |
Produzione semi, fertilizzanti e pesticidi
Produzione piante oleoginose |
Estrazione petrolio |
| Trasporto |
Trasporto |
Estrazione dell’olio
Transesterificazione in biodiesel |
Operazioni di raffineria |
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Distribuzione |
Distribuzione |
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Approssimativamente
è possibile stabilire che l’estrazione/ coltivazione dell’olio di semi
richiede circa il 41% dell’energia dell’intero processo, la raffinazione ne
richiede il 23%, mentre la transesterificazione ne richiede il 5% ed il restante
31% rappresenta il contenuto energetico del metanolo.
Il
bilancio energetico per la produzione di Biodiesel è riportato nella tabella
seguente basandosi sul confronto di 26 studi disponibili in letteratura (
Sharmer & Gosse , 1996).
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Bilancio energetico del
Biodiesel [GJ/ ha]
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| Energia per produrlo
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26- 35
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Energia ricavata dal Biodiesel
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42- 50
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Energia ricavata dai sottoprodotti
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31- 37 |
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Le
variabilità dei valori dipende dalla raffinatezza del processo produttivo
adottato.
Trattandosi di una fonte energetica rinnovabile il bilancio risulta essere
sempre più che positivo.
Importantissimo inoltre il contributo ai fini energetici dei “sottoprodotti”
che già da soli renderebbero il processo vantaggioso.
Nel caso di impiego di olii usati, i vantaggi sono ulteriormente amplificati.
Emissioni di Gas (effetto serra)
In
uno dei più completi studi sulle fonti energetiche, realizzato da Sheehan e
colleghi (1998) sono emersi molti aspetti vantaggiosi nella valutazione del
Biodiesel come valida fonte di energia rinnovabile:
•
Il bilancio energetico nel life- cicle è di soli 0.31 unità di energia fossile
per produrre 1 unità di Biodiesel.
• Le emissioni di CO2 nel suo ciclo di vita sono particolarmente basse ( una
riduzione del 78% rispetto al gasolio fossile), suggerendone un utilizzo urbano.
• Le emissioni di particolato risultano essere complessivamente il 32% di
quelle del gasolio (il particolato sotto ai 10 µm - altamente nocivo - inferiore
del 68%).
• Il monossido di carbonio CO è il 35% rispetto al gasolio.
• Gli ossidi di zolfo SOx non superano mai l’8% rispetto al gasolio.
• La quasi totale assenza di zolfo e le sue proprietà chimico- fisiche
suggeriscono l’impiego del Biodiesel come additivo al gasolio fino a
specifiche ULS (Ultra Low Sulfur).
Conclusioni
•
Da tutti gli studi ed i dati emerge quanto sia vantaggioso e auspicabile
l’utilizzo di fonti energetiche PULITE e RINNOVABILI come il Biodiesel.
• Il Biodiesel oltre ad essere pulito ed economicamente conveniente,
rappresenta una valida via per la differenziazione delle fonti energetiche,
essendo in proposito l’Italia il fanalino di coda della UE.
• In ultimo, ma non per importanza, è bene porre l’attenzione sul valore
dei “sottoprodotti” dell’intero processo di produzione che, anzichè
imbarazzanti e scomodi scarti di lavorazione, costituiscono coprodotti nobili
dall’alto valore aggiunto, sia in termini energetici che economici.
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Bio Gas |
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Il
biogas viene prodotto da residui
organici, ad
esempio come prodotto di processo nel trattamento dei reflui fognari. Può essere
adoperato in veicoli progettati per essere
alimentati a metano, il gas deve essere prima purificato per poterlo
usare come carburante per autovetture.
Il rimanente materiale proveniente dal trattamento dei residui organici, può
essere utilizzato come
fertilizzante di alta qualità.
Biogas
a Stoccolma
L’uso
del biogas prodotto localmente
è un esempio di
un processo energetico a catena chiusa.
La
città di Stoccolma sviluppò inizialmente impianti per la produzione di biogas per ridurre la generazione di gas
responsabili dell’effetto serra, provenienti dalle
discariche e dagli impianti fognari. Adesso,
il biogas viene purificato ed utilizzato come carburante
sostituendo circa 360.000 litri di benzina
all’anno.
Dal
1997 la quantità di biogas annualmente venduta a Stoccolma è più che
triplicata, portandosi a più di 180.000 Nm3 L’utilizzo di questa
quantità di biogas fa risparmiare ogni anno
850 GJ di energia da combustibili fossili. A partire
dal 2001, a Stoccolma saranno prodotti circa
4,5 milioni Nm3 di
biogas sufficienti per alimentare 3.000 auto.
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Distributore di metano da biogas a Stoccolma
Volvo S60
Volvo V40
In Svezia
alcune Volvo di serie possono essere rifornite a biogas-metano
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Bio
Idrogeno |
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Un
progetto integrato, che vede coinvolti l’ENEA e diverse società
industriali (Ansaldo, Fiat, Peugeot, Renault), nonchè università italiane e
straniere (L’Aquila, Vienna, Londra, Belfast, Patrasso) ed enti di ricerca
europei (VTT, ECN), si propone di:
• sviluppare processi e
tecnologie per la produzione di biocarburanti liquidi (etanolo) da destinare
alla produzione di H2 per autotrazione on board;
• sviluppare processi e
tecnologie per la produzione di idrogeno mediante reforming catalitico di oli di
pirolisi;
• sviluppare, mettere a
punto e caratterizzare un processo di gassificazione a vapore di biomasse per la
produzione di syngas ad alto contenuto di idrogeno per la generazione
distribuita di energia elettrica mediante celle a combustibile;
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Tra i numerosi prototipi di
auto ad idrogeno la Honda ha realizzato una vettura interessante se non altro
per la contenuta potenza proposta |
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• sviluppare e
caratterizzare un processo di gassificazione con ossigeno per la produzione di
un syngas ad alto contenuto di idrogeno da utilizzare in combustori di turbine a
gas e in caldaie di post combustione;
• sviluppare processi e
tecnologie di separazione dell’idrogeno dal gas prodotto da impianti di
gassificazione che sfruttano differenti tecnologie.
Le
attività ENEA previste, svolte presso il Centro Ricerche Trisaia, sono così
articolate:
• ottimizzazione dei
processi di pretrattamento delle biomasse, dell’idrolisi enzimatica e della
fermentazione per rendere competitiva la produzione di etanolo mediante processi
biologici;
• upgrading degli oli
ottenuti dalla pirolisi delle biomasse mediante stabilizzazione del prodotto;
• messa a punto di
differenti tecnologie per la gassificazione da biomasse con produzione di syngas
ad alto tenore di idrogeno;
• sviluppo di tecnologie
innovative per il cleaning e l’arricchimento in idrogeno del syngas prodotto;
• sperimentazione
dell’integrazione dell’impianto di gassificazione con cella combustibile a
carbonati fusi (MCFC).
Una
delle possibilità più concrete per ridurre i costi è l’utilizzo delle parti
lignocellulosiche delle piante (fusto, foglie ecc.) che spesso costituiscono un
residuo delle coltivazioni e processi industriali. L’etanolo prodotto può a
sua volta essere utilizzato in motori a combustione interna, miscelato con la
benzina o sotto forma di ETBE.
Un’altra
possibilità consiste nella produzione on board di idrogeno e utilizzazione in
celle a combustibile, eliminando quindi tutti i problemi connessi allo
stoccaggio dell’idrogeno.
La
produzione di biocombustibili gassosi rende molto più versatile l’impiego
delle biomasse e permette di utilizzarle direttamente in motori a combustione
interna e in cicli combinati, con sensibili incrementi dei rendimenti energetici
di conversione e con possibilità di produrre direttamente energia elettrica per
potenze e richieste specifiche.
In
particolare la gassificazione con ossigeno e/o vapore permette di produrre gas
ad alto tenore di idrogeno che si presta ad essere utilizzato anche in celle a
combustibile e/o per la produzione diretta di idrogeno.
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