Nel caso del prodotto
alimentare il grande pubblico ha un idea piuttosto vaga della sua utilità
intrinseca, e nella scelta domina il fattore soggettivo del sapore.
Per la merce energia, cioè i
chilowattora, i metri cubi di gas metano, i litri di benzina, difficilmente
il consumatore è in grado, o è messo in condizioni, di effettuare una vera
scelta; a dominare è soprattutto l’utilità che si intende trarne in termini
di trasporto, illuminazione, alimentazione di elettrodomestici,
riscaldamento dell’acqua e degli ambienti, ecc.. La scelta viene quindi
effettuata quasi esclusivamente in termini quantitativi e non qualitativi.
Per l’utente finale i chilowattora sono tutti uguali, anzi non se ne ha
alcuna percezione al di fuori del momento della loro distruzione in una
apparecchiatura elettrica, quando vediamo gli effetti del loro utilizzo con
la conseguente trasformazione in altre forme di energia di qualità
inferiore; ciò che per le altre merci è rappresentato dalla produzione di
rifiuti.
Eppure anche l’energia ha un
“sapore e un odore”, che può essere molto amaro, anche se non lo percepiamo
al momento dell’uso, come accade per un prodotto alimentare. L’energia ha
una qualità che viene tenuta nascosta al consumatore. Il sapore dell’energia
è dato dal suo impatto ambientale, è la produzione di gas tossici, è l’acre
odore del petrolio riversato in mare dalle petroliere, è la produzione dei
gas serra che alterano il clima.
Questo approccio dovrebbe
portare alla consapevolezza che si può ottenere maggior benessere
utilizzando meno energia, e che se le stesse imprese energetiche entrassero
nell’ottica di fornire i servizi che gli utenti intendono ottenere, anziché
vendere semplicemente l’energia come merce, potrebbero trarne anche maggior
profitto. Per esempio, nel vendere elettricità o gas per riscaldare un
ambiente, il movimento economico dominante per il fornitore consiste nel
trasferimento del costo della fonte primaria (gas, petrolio o carbone)
dall’utente a chi la estrae dal giacimento e la commercializza (compagnia
petrolifera), riducendo il suo margine di guadagno al valore aggiunto nel
processo di trasformazione (centrale termoelettrica) e distribuzione.
Fornire servizi energetici completi significa maggior interesse ad un
servizio efficiente, che a parità di risultati comporti i minori costi
possibili per l’acquisto della fonte primaria di energia; in altri termini
significa realizzare profitti sulla qualità del servizio reso e non sulla
quantità della merce venduta.
Questo sito vuole essere
un invito per tutti a svegliarsi, ad "assaggiare ed annusare” l’energia per
sentirne il sapore e l’odore nascosti e poterci accorgere che pur fornendo
gli stessi servizi, la stessa utilità, può essere anche dolce, mentre oggi
il più delle volte è molto amara.
È questa la strada per
accorgersi che in molti casi si ricava più benessere dall’energia non
utilizzata che da quella utilizzata, considerando come base di partenza di
ogni valutazione, accanto all’efficienza, il concetto di sufficienza.