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Le Energie Alternative e rinnovabili

Una visione (Im)parziale del nostro futuro

 

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Il sapore dell’energia

Quando noi acquistiamo un bene, come per esempio un prodotto alimentare, sono due le motivazioni di fondo che muovono la nostra decisione e l’accettazione del suo costo.

la sua utilità intrinseca, che nel caso dell’alimento è espressa in termini nutrizionali, quindi il contenuto di proteine, zuccheri, grassi, vitamine, ecc.

il benessere soggettivo che riteniamo che questo bene sia in grado di offrirci, che nel caso dell’alimento si esprime in termini generali di salute, ma anche in particolare come sapore, odore, colore, ecc.

 

Nel caso del prodotto alimentare il grande pubblico ha un idea piuttosto vaga della sua utilità intrinseca, e nella scelta domina il fattore soggettivo del sapore.

Per la merce energia, cioè i chilowattora, i metri cubi di gas metano, i litri di benzina, difficilmente il consumatore è in grado, o è messo in condizioni, di effettuare una vera scelta; a dominare è soprattutto l’utilità che si intende trarne in termini di trasporto, illuminazione, alimentazione di elettrodomestici, riscaldamento dell’acqua e degli ambienti, ecc.. La scelta viene quindi effettuata quasi esclusivamente in termini quantitativi e non qualitativi. Per l’utente finale i chilowattora sono tutti uguali, anzi non se ne ha alcuna percezione al di fuori del momento della loro distruzione in una apparecchiatura elettrica, quando vediamo gli effetti del loro utilizzo con la conseguente trasformazione in altre forme di energia di qualità inferiore; ciò che per le altre merci è rappresentato dalla produzione di rifiuti.

Eppure anche l’energia ha un “sapore e un odore”, che può essere molto amaro, anche se non lo percepiamo al momento dell’uso, come accade per un prodotto alimentare. L’energia ha una qualità che viene tenuta nascosta al consumatore. Il sapore dell’energia è dato dal suo impatto ambientale, è la produzione di gas tossici, è l’acre odore del petrolio riversato in mare dalle petroliere, è la produzione dei gas serra che alterano il clima.

Questo approccio dovrebbe portare alla consapevolezza che si può ottenere maggior benessere utilizzando meno energia, e che se le stesse imprese energetiche entrassero nell’ottica di fornire i servizi che gli utenti intendono ottenere, anziché vendere semplicemente l’energia come merce, potrebbero trarne anche maggior profitto. Per esempio, nel vendere elettricità o gas per riscaldare un ambiente, il movimento economico dominante per il fornitore consiste nel trasferimento del costo della fonte primaria (gas, petrolio o carbone) dall’utente a chi la estrae dal giacimento e la commercializza (compagnia petrolifera), riducendo il suo margine di guadagno al valore aggiunto nel processo di trasformazione (centrale termoelettrica) e distribuzione. Fornire servizi energetici completi significa maggior interesse ad un servizio efficiente, che a parità di risultati comporti i minori costi possibili per l’acquisto della fonte primaria di energia; in altri termini significa realizzare profitti sulla qualità del servizio reso e non sulla quantità della merce venduta.

Questo sito vuole essere un invito per tutti a svegliarsi, ad "assaggiare ed annusare” l’energia per sentirne il sapore e l’odore nascosti e poterci accorgere che pur fornendo gli stessi servizi, la stessa utilità, può essere anche dolce, mentre oggi il più delle volte è molto amara.

È questa la strada per accorgersi che in molti casi si ricava più benessere dall’energia non utilizzata che da quella utilizzata, considerando come base di partenza di ogni valutazione, accanto all’efficienza, il concetto di sufficienza.

 

   

 


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Aggiornato il: 23 gennaio 2004