Nato a Catania da una famiglia di eruditi il 26 marzo del 1973,
passa la sua infanzia sulla mitica spiaggetta di San Giovanni Li
Cuti. Il padre, cattedratico di Fisica Elettronica dedicatosi sin da giovane
alla pratica dello Zen, gli inculca le sue strane pratiche ascetiche,
tanto che i due se ne stanno spesso appollaiati sotto il sole per ore
sugli scogli di Li Cuti nella posizione del Loto. La madre, biologa
di fama mondiale con un passato di saltatrice in lungo e la passione
per il tennis, si occupa della nutrizione del piccolo Alberto,
ingozzandolo con colazioni a base di uova dure e muesli, latte a volonta',
carne equina non ne parliamo, e vergognosi pranzi dalle quantita' industriali.
Col fratello ha un rapporto molto distaccato dato che questi ha scelto
di fare il missionario e si reca spesso in Brasile.
L'Alberto, nonostante cio', cresce gracilino e per questo e` spesso
triste e cerca di rimediare saccheggiando nei pomeriggi d'estate
i frigoriferi dei vicini di casa. Giovanissimo, dopo alcune sfortunate
parentesi nel nuoto (si recava in piscina solo per lavarsi, essendo casa
sua a S.G. Li Cuti sprovvista di servizi igienici), e nel tennis, si avvia
all'atletica leggera, iniziando a praticare la marcia. Il rischio di
insolazioni durante gli allenamenti lo induce pero' a passare al lancio del
giavellotto, forte della sua esperienza di lanciatore spiaggistico di
"cutulisci", che gli era valsa il titolo di "Tirapetri Licutiano 1984".
Il giavellotto sembra dargli molte soddisfazioni e sotto l'attenta guida
del padre Aldo (frattanto cattedradico dimissionario, dedico al figlio,
allo Zen e, per distrarsi, alla dodecafonia rinascimentale) ottiene i
primi risultati in campo regionale e nazionale. Si allena spesso nelle
campagne di Mascalucia (dove frattanto si e` trasferito), lanciando
i suoi giavellotti in un aranceto. Per questo motivo riceve piu`
volte denunce e minacce da parte dei poveri contadini e dei pecorai
del luogo. Nonostante fosse ormai un atleta di buon valore,
nelle prime gare importanti l'emozione lo frega sempre
facendogli accucchiare memorabili male cumpasse (vedi Massa Carrara,
ottobre 1988). Si sblocca l'anno seguente
quando capisce che il problema delle sue gare in trasferta non e` l'emozione
bensi' un cattivo riposo nelle ore notturne precedenti le gare, dovuto
alla condivisione della camera d'albergo col padre, noto in Sicilia
per l'emissione notturna di suoni di disturbo simili a quelli emessi dalle
famose segherie dell'Acquicella. Tra il 1990 e il 1991 entra nel giro della
nazionale e comincia ad utilizzare la sua forza erculea durante i raduni
collegiali per picchiare i suoi compagni di squadra, quasi tutti del Nord, che
gli danno del terrone. Frattanto lascia la societa' che lo ha lanciato,
la Libertas Arancefresche Catania, per passare alle Fiamme Azzurre
onde guadagnare qualche lira e "scapolarsi facile" il servizio di leva.
Sono questi gli anni piu` travagliati, gli anni dell`iscrizione in Fisica
all`Universita` di Catania e delle stragi di cuori. Col suo fascino
simil mediterraneo, e i suoi anomali occhi azzurri, il Desiderio
(tra l`altro studente modello, nel senso che non seguiva mai le lezioni
e si prendeva le materie con buoni voti), e` spesso coinvolto in strane
vicende di cronaca rosa con le colleghe con cui lui diceva di
recarsi a studiare nelle serate invernali.
In particolare e` noto a tutti il "flert" con una collega,
innamoratasi (come molte) follemente di lui. La storia purtroppo non fu
a lieto fine dato che il Desiderio si era innamorato solo degli ordinati
appunti di lei e delle numerose cene che le estorceva sotto gli occhi
dei genitori convinti di avere sistemato la figliola. Il tutto fini'
con una scenata clamorosa in una serata d`aprile, all'incorcio tra
via milano e viale vittorio veneto, con l`Alberto ormai al limite della
sopportazione che tenta di schiaffeggiare dopo avere sgridato a
gran voce la collega innamorata: testimoni il compagno Roccaforte,
Raffaeli e il Mahatma Peppe Calaciura che trattennero a stento
la fragorosa risata imposta dalle ilari circostanze.
In quel tempo supera sul campo la barriera psicologica dei 70 metri
risultato che lo proietta nella top ten italiana di tutti i tempi.
Il suo fisico pazientemente costruito in palestra gli frutta anche
qualche contratto nel campo delle sfilate di moda per arrotondare il
suo gia' rotondissimo stipendio. Alcuni amici ricordano la sua memorabile
sfilata in maschera carnevalesca in una delle passerelle piu`
rinomate della moda internazionale, la villa comunale di Gravina.
Vita mondana e sport lo stressano a tal punto che e` costretto a comprarsi
il telefonino, dando una delusione ideologica al padre, contrario
all`utilizzo di beni voluttuari partoriti dal sistema capitlistico.
Frattanto il suo giavellotto continua ad incantare il mondo e migliaia
di fans lo seguono alle gare e lo tormentano anche nella vita privata.
Un famoso letterato siciliano, tal Lorenzo Magri`, dedica pagine
intere su un quotidiano locale per descrivere il leggero planare
dell`attrezzo scagliato dal Desiderio.
Superati nel '95 pure il 75 metri comincia ad allenarsi appositamente
per le Universiadi Sicilia 1997, pur essendo allora ancora in forse
la loro organizzazione. Il suo 1996 viene ricordato non per le prestazioni
sportive ma per avere messo a disposizione la sua Audi, totalmente
priva di batteria, per il matrimonio del secolo tra Anna Gueli e
Peppino Lo Vecchio. Le sofferenze dell`autista per tenere in moto l`auto
per sette ore di fila sono ancora ricordate negli annali dell`automobilismo.
Tra una gara e l'altra conquista i cuori delle
atlete di tutte Italia, ma sembra insensibile a questa popolarita`
fin quando, un anno dopo circa, conosce una ostacolista vicentina,
azionista per il 51% di una nota fabbrica di biscotti per la
colazione. Il colpo di fulmine e` evidente. Il Desiderio si reca
tutti i fine settimana a Vicenza, dove si nutre della gustosa
carne felina del luogo. I "paparazzi" lo beccano piu' volte in
compagnia del suo nuovo amore mentre insieme puliscono i sedili dell'auto,
vittime di una notte movimentata.
Il resto e` storia recente, con in brillante quarto posto ottenuto
alle Universiadi dinnanzi al pubblico di Fisica Rossa in visibilio, con la
seconda misura italiana di sempre, 77 metri e rotti.
A quel punto la popolarita` di Alberto lo aveva reso vittima dei
cronisti e fotografi. Nella notte dopo l`Universiade, mentre
si trovava in compagnia della sua nuova compagna a bordo della
sua Meccedessi nera, veniva inseguito da un gruppo di fotoreporters
accaniti che cercavano lo scoop. Giunto a Mascalucia e imboccato
il vico Lapardo alla velocita` di 45 kilometri all`ora, Desiderio
braccato dai paparazzi perdeva il controllo del veicolo che
si andava a schiantare contro i vasi del basilico del suo vicino
di casa. I paparazzi senza alcun ritegno, scesi dalle moto,
cominciavano a fotografare "le raste" di balicico` che giacevano
straziate sulla strada. La notizia ha fatto scalpore in tutta
Mascalucia e il sindaco ha lanciato un appello affinche` le foto
dei vasi distrutti non vengano pubblicate in nessun giornale.
Noi di Fisica Rossa con la serieta` che ha sempre contraddistinto
la nostra informazione, evitiamo la pubblicazione delle raccapriccianti
immagini che non migliorerebbero la qualita` dell'informazione
e violerebbero ulteriormente il diritto di privacy di Alberto Desiderio.
il biografo ufficiale di Desiderio
Alcuni commenti...
da un amico
da La Sicilia con furore fimato Magri'